Assemblea della Consulta Regionale per i Problemi della Disabilità e dell’Handicap

La Consulta, e la totalità delle associazioni che la compongono, hanno fortemente
voluto ed attivamente collaborato perché la legge sul cosiddetto “dopo di noi”
iniziasse e completasse il suo iter legislativo, pur nella convinzione che quelle
associazioni che ne sostenevano l’inutilità, non avessero tutti i torti. Non è opinabile
il fatto che la legge 328, in particolare all’art.14, disponesse la realizzazione
di progetti individuali per le persone disabili, affidando l’obbligo agli enti locali
alle Regioni ed allo Stato di programmare e organizzare il sistema integrato degli
interventi. E’ di tutta evidenza che in questo quadro avrebbero trovato una risposta
anche i bisogni connessi ai percorsi di vita che le persone con disabilità debbono
affrontare dopo la perdita degli affetti familiari. Questo percorso, dopo la modifica
del Titolo V della Costituzione, è di stretta competenza delle Regioni.
Tuttavia per sedici anni la Regione Lazio sostanzialmente ha applicato la legge 328
solo per gli aspetti burocratico-amministrativi (l’istituzione dei distretti socio-
assistenziali, i criteri per la ripartizione del Fondo Nazionale e poco altro) trascurando
l’essenza di una legge nazionale che, a centodieci anni esatti dalla legge Crispi,
abbandona i criteri caritativi e risarcitori di questa, per restituire dignità di cittadini
alle persone con disabilità.
Neppure il recepimento della convenzione ONU per i diritti delle Persone con
Disabilità, fortemente orientata in questa direzione, divenuta il 3 marzo del 2009
legge dello Stato, pedissequamente citata in ogni atto normativo, ha reso concreto
quel mutamento culturale e di prospettiva che ispira il sistema legislativo italiano a
difesa dei diritti delle persone con disabilità.
Il 50% delle persone con disabilità grave, secondo dati ISTAT, vive con uno o
entrambi i genitori, di questi circa un terzo vive con genitori anziani, spesso allo
stremo delle forze (si tratta del 15-20% delle persone con disabilità grave). Questi
cittadini hanno riposto molte speranze nella legge 112/16 “Disposizioni in materia di
assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”.
Una legge che ha il merito indiscusso di aver riacceso i riflettori su un aspetto
drammatico quanto trascurato delle politiche che riguardano la disabilità e l’handicap.
La Regione Lazio ha recentemente approvato la proposta del Piano Sociale
Regionale denominato "Prendersi cura, un bene comune". Lo slogan che lo anima:
“la persona al centro”. Questo Piano insieme alla legge regionale n.11 del 10 agosto
2016: “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio”,

che sostituisce la legge regionale 38/96 e, finalmente, recepisce la citata legge 328/00
sembrerebbero certificare finalmente quel cambio di passo tanto atteso!
Ma è veramente così?

Lo Stato
Lo Stato abbiamo visto, nell’ambito delle proprie prerogative e competenze ha
licenziato una legge, la112 appunto, che:
– agevola l’utilizzazione di alcuni strumenti giuridici che facilitino la
trasmissione e la destinazione di beni e risorse economiche dei privati, delle
famiglie in particolare, al benessere della persona con grave disabilità;
– mette inoltre a disposizione un esiguo fondo, per la sua attuazione.

Decreto Interministeriale
Alla legge hanno fatto seguito: il relativo decreto interministeriale del 23 novembre
2016, che detta alle Regioni le modalità attuative per il raggiungimento della finalità
della legge del Dopo di Noi.

La Regione
La Regione, coinvolgendo anche la Consulta, nel rispetto del citato decreto ha
provveduto alla pubblicazione della;
– deliberazione di Giunta regionale n. 454 del 25 luglio 2017 “Linee guida
operative regionali per le finalità della legge n. 112 del 22 giugno 2016”.
– Infine la determinazione 15084 del 8.11.2017” Avviso pubblico di
manifestazione di interesse per l'individuazione di un patrimonio immobiliare
solidale da destinare alle finalità della legge n. 112 del 22 giugno 2016”.

Lo scopo è di acquisire la disponibilità di un patrimonio immobiliare, eventualmente
da adattare mediante il possibile pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di
ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessarie per il
funzionamento degli alloggi medesimi.
Il budget gestito dalla Regione, per la totalità di questi interventi, è di appena
1.454.400 euro.
L’altra parte del finanziamento, pari ad euro 7.635.600, gestita da ambiti
sovradistrettuali, è altrettanto esigua.

In concreto facendo l’esempio di un territorio che conosco, che è l’ambito
sovradistrettuale formato dai distretti G5 e G6, che comprende una popolazione fra i
18 ed i 64 anni di 102.063 persone, ed è pressochè privo di strutture di qualsiasi tipo
per il dopo di noi, vengono assegnati 211.337 euro.
E’ di tutta evidenza che siamo lontanissimi da una soluzione vera e concreta del
problema, almeno che per la Regione non sia questa l’occasione per quel
cambiamento di passo che impongono i provvedimenti normativi precedentemente
citati, dalla convenzione ONU, alla legge 328, alla legislazione che la stessa Regione
si è data.
Nello specifico è necessario che la Regione, pur nel rispetto della sussidiarietà,
mantenga la governace di un sistema che sia universalistico e solidaristico, che eviti
che provvedimenti nati con le migliori intenzioni producano politiche sociali parziali
ed inique.
La deliberazione n. 454 del 25 luglio 2017 “Linee guida operative regionali per le
finalità della legge n. 112 del 22 giugno 2016” contiene indicazioni preziose per la
creazione di un sistema regionale efficace ed economicamente sostenibile, ma è
fondamentale che venga sviluppato. Chiudo con l’auspicio che questo argomento
entri seriamente nei temi della prossima campagna elettorale.

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